22 dic 2025

LA PRINCIPESSA SUL PISELLO (1835)

Testo - Audio

 

Questa fiaba è ironica nei confronti del mondo aristocratico (assolutamente comico che il re vada ad aprire la porta del suo castello come fosse un maggiordomo!).1 Non fa direttamente parte di una tradizione popolare danese, anche se Andersen dichiarò d’aver sentito la storia nella sua infanzia. Esistono però fiabe vagamente simili nella tradizione popolare di alcuni Paesi nordici e germanici, come la fiaba svedese La principessa che si distese su sette piselli e la tedesca La prova del pisello, inclusa fugacemente dai fratelli Grimm nella raccolta del 1843, Le fiabe del focolare, poi rimossa nel 1850 perché ritenuta di origine letteraria o comunque non puramente germanico-popolare. La sua esistenza in fonti Grimm però testimonia una diffusione precoce di variazioni sul tema in area germanica.

La nobiltà viene presentata come molto ricca e stupida. Infatti re e regina cercano per il figlio una “vera” principessa, senza mettere alla prova la sua virtù (come accadeva nelle fiabe popolari tradizionali), ma cercando di verificare se lo è di nascita (se ha il “sangue blu”). Non interessa sapere se ha ereditato o acquisito il titolo per qualche merito personale. La regina cerca una legittimità di lignaggio, non di carattere. La “sensibilità” di cui l’autore parla è puramente fisica, senza alcun riferimento all’etica, e la fragile ipersensibilità del corpo viene interpretata come sinonimo di viziata stupidità o di un’eccessiva delicatezza derivante dalla vita agiata. In danese “vera” è scritto “rigtig”, che significa “legittima”. Si è veri, autentici, genuini solo se formalmente “autorizzati”.

Certo vi sono fiabe nella tradizione europea in cui una principessa rifiuta di sposarsi perché non ha un “cuscino di piume d’oro” o non le piace il “rumore delle pecore al pascolo”, cioè perché si lamenta di condizioni che per una persona comune non sarebbero un problema, e lo fa solo per stabilire un irragionevole standard per la sua mano. Ma è stato Andersen a estremizzare questo atteggiamento e a concentrarlo nel simbolo iper-specifico del pisello.2

Anche il folklore slavo ha molte fiabe con principesse messe alla prova, ma in genere si tende a esaltare l’intelligenza, la bontà morale e la loro resilienza fisica. Anzi in genere la principessa non viene riconosciuta per il suo aspetto, oppure è costretta a nascondere la sua identità (spesso apparendo vestita di stracci o come una serva) e viene riconosciuta attraverso un dettaglio che solo una persona del suo lignaggio potrebbe notare o sentire, o comunque viene riconosciuta solo per una sua “qualità intrinseca”, che supera la prova del sospetto o dell’inganno. Se in una fiaba russa gli autori avessero usato lo stratagemma del pisello, gli zar l’avrebbero considerata particolarmente offensiva per il loro prestigio e l’avrebbero censurata.

Incredibilmente corta, la fiaba è anche una critica dei matrimoni combinati dai genitori per i loro figli. In questo caso il figlio (viziato) appare con un perfetto idiota che non riesce a trovare moglie, pur girando in lungo e in largo il mondo intero. O forse la sua è solo una scusa proprio per stare lontano da casa, anche se alla fine deve arrendersi alla determinazione dei genitori.

Stranamente Andersen aggiunge spesso la frase “Questa è una storia vera”, quando invece proprio i suoi particolari lo escludono con evidenza.3 Soprattutto quello iniziale, in cui viene presentata, in maniera surreale, una principessa che si trova, da sola, coi tacchi alti nelle scarpe, in una notte buia e tempestosa, intenta a chiedere soccorso a degli sconosciuti, di cui forse si fida perché sa che sono aristocratici come lei, ma che la regina guarda con sospetto, non fidandosi dell’assicurazione che lei aveva dato d’essere una “principessa vera”. Un incipit, questo, che avrebbe stuzzicato la fantasia di qualunque regista hollywoodiano.

L’autore sembra che voglia canzonare il lettore, il quale deve anche credere che il pisello sia stato successivamente conservato in un museo. Vengono qui in mente certe opere d’artista, molto provocatorie (vedi ad es. quelle di Lucio Fontana, Marcel Duchamp, Piero Manzoni…), ma che nei musei si troveranno nel secolo dopo. In ogni caso la fiaba non fu accolta bene, poiché dava l’impressione al bambino che le donne aristocratiche fossero sempre terribilmente suscettibili, anche se Boris Zakhoder, famoso traduttore e scrittore russo per bambini, sottolineò l’aspetto “serio” dell’ironia del pisello, in quanto una principessa “non vera” avrebbe mentito sulle percezioni o sensibilità del proprio corpo, esattamente come avrebbe fatto un cortigiano ipocrita.

Forse l’unico aspetto positivo della fiaba sta nel fatto che quando si cerca un partner, bisogna anche sapersi affidare alla casualità dell’incontro. Tuttavia nel contesto si tratta di una positività davvero minimale, tant’è che la fiaba è divenuta famosa per indicare una donna dall’atteggiamento snob, un po’ altezzoso (il fatto stesso che dica di aver passato la notte in bianco nonostante i venti materassi e i venti piumini, la fa apparire un po’ maleducata). E pensare che la fiaba avrebbe anche potuto porsi come premessa di un racconto di ben altre proporzioni e di molteplici svolgimenti. Strano che qui Andersen non abbia esercitato la sua fervida fantasia.

Resta comunque evidente che l’autore non poteva usare una parola equivoca, come per es. “kuk” o “tissemand”, con un significato metaforico (volgare) come nella lingua italiana. La parola usata, “ærten” (“pisello”), è del tutto neutra, essendo specifica di contesti botanici o culinari.4 Ma più importante di ciò resta l’ambiguità dell’espressione “principessa vera”, che fa venire in mente quella di una pubblicità televisiva: “Tu non hai bisogno di un pennello grande ma di un grande pennello”. Il protagonista era un imbianchino in bicicletta, che trasportava un pennello gigante sulla spalla, e che viene fermato da un vigile per intralcio al traffico.

Qui infatti è lo stesso: il principe cercava una principessa veritiera, cioè onesta, giudiziosa, ecc., mentre sua madre pretendeva una “vera principessa”, una con tradizioni nobiliari autentiche, non una figlia di borghesi che avevano comprato un titolo. Interessante il fatto che la principessa dichiari d’essere “vera”, pur presentandosi in condizioni miserevoli, come se l’autore avesse voluto far capire che la verità non coincide con l’evidenza. La verità è nascosta e deve superare delle prove per essere creduta. Solo che in questa fiaba la principessa – come dicevano le femministe negli anni Settanta – vince non tanto perché fa qualcosa, ma semplicemente perché ha la pelle sottile.

Girando per il mondo, quindi ambienti altolocati, sarebbe stato impossibile che il principe non avesse incontrato una “principessa doc”. Dunque, in realtà aspirava a una ragazza con un carattere, una personalità, una psicologia diversa da quella consueta che s’incontra nei ceti nobiliari. Poi però alla fine è costretto ad accettare la soluzione offerta dalla madre, che si convince dell’origine nobiliare della principessa dopo averla sottoposta alla prova assurda dei venti materassi e dei venti piumini, impilati in una torre ancora più inverosimile, ma che resterà nella storia.

Tuttavia il principe, da buon aristocratico, avrebbe anche potuto fare buon viso a cattivo gioco, interpretando la prova del pisello in maniera un po’ diversa dalla madre. Visto che la principessa, pur avendo tutto l’occorrente per dormire alla perfezione, si era ugualmente lamentata, allora forse anche nelle questioni morali avrebbe sempre potuto eccepire qualcosa, mostrando la propria personalità. Diciamo questo perché a noi pare piuttosto banale quella critica moralistica che vede nella fiaba una satira della mollezza e dell’inutilità dell’aristocrazia, distaccata dalla realtà del lavoro e della fatica; oppure nella torre dei materassi un elemento grottesco che sottolinea l’irrazionalità del potere.

Nella fiaba è fuor di dubbio che se c’è un personaggio “simpatico” è proprio la principessa. Potrà essere considerata viziata quanto si vuole, ma un principe davvero innamorato le avrebbe concesso qualunque debolezza, con o senza il consenso dei genitori, di lui e di lei. Eventualmente le circostanze della vita l’avrebbero eticamente migliorata. In fondo sin dall’inizio della fiaba lei s’era presentata in maniera molto dimessa.

Ciò che rende la principessa un personaggio simpatico è proprio la sua involontaria onestà. Lei non sa d’essere stata sottoposta a una prova. La sua lamentela non è calcolata per dimostrare il suo rango, ma è la reazione genuina del suo corpo a una sofferenza reale. Se avesse saputo del pisello e si fosse lamentata, sarebbe stata un’ipocrita o una manipolatrice. Il fatto che si lamenti naturalmente le conferisce credibilità e, di conseguenza, simpatia. Sta dicendo la sua verità interiore, un valore raro nel mondo artificiale e formale della corte.

La sua umiltà esterna (ha i vestiti che gocciolano, l’aspetto misero di una che sembra una povera viaggiatrice) combinata con la sua sensibilità interiore la rende una figura che merita d’essere salvata e amata da un principe che ne sia davvero innamorato. La sua verità è nascosta in uno strato di pelle e si manifesta come una “debolezza” fisica.

Piuttosto è il principe il personaggio più problematico. Un innamorato vero non avrebbe avuto bisogno di prove materne. La sua incapacità di trovare una moglie e la sua dipendenza dalla madre per la soluzione finale evidenziano la sua passività. In questo senso la fiaba non è tanto una satira dell’aristocrazia quanto una critica alla debolezza del principe, incapace di prendere decisioni autonome e di “vedere” la verità senza l’intervento ridicolo della madre. La principessa simboleggia, in realtà, l’agente di salvezza per il principe, perché il suo arrivo pone fine alla sua irrisolta ricerca.

Da notare che i critici che studiano la complessa sessualità e le dinamiche affettive di Andersen, vedono nel principe un riflesso o, per meglio dire, una proiezione amara di Edvard Collin, incarnazione della borghesia danese colta, fredda e formalissima. Con lui Andersen ebbe una relazione più intensa e duratura persino di quella con la Voigt. Il giovane Collin, pur nutrendo un debole per Andersen, alla fine optò per il conformismo sociale, proprio come il principe della fiaba accetta la sposa “certificata” dalla madre.

La principessa bagnata e lacera che arriva alla corte può rappresentare lo stesso Andersen, l’artista sempre inadeguato rispetto alla nobiltà e alla borghesia. Nonostante l’apparenza, Andersen sapeva di possedere una sensibilità e un “sangue” artistico (l’onestà della sensazione) superiore ai suoi contemporanei borghesi. La sua ipersensibilità (sia fisica che emotiva, di cui il pisello è metafora) era la sua vera, innegabile qualità regale. Andersen, non potendo sposare Edvard Collin né essere accettato dalla sua classe sociale, scrive una fiaba in cui il Principe-Collin è un idiota viziato e dove la vera qualità intellettuale (la sensibilità artistica) è riconosciuta solo da una prova assurda (la Regina-Società). È una satira vendicativa e un lamento sulla sua stessa incapacità di essere visto e amato per la sua vera, fragile essenza.

NOTE

1 A dir il vero Andersen usa spesso l’eccessiva formalità della nobiltà per renderla comica e ridicola, abbassando il suo status a quello di servi (il re) o di figure ossessionate dal dettaglio (la regina).

2 In particolare la critica tedesca ha visto in questa fiaba una satira del periodo Biedermeier (1815-48), in cui la borghesia tedesca e scandinava si chiudeva nel comfort domestico. La “sensibilità” della principessa è in realtà una iper-sensibilità nervosa tipica della decadenza aristocratica, in contrasto con la robustezza del popolo.

3 Alcuni commentatori sostengono che la fiaba sia nata in seguito a un litigio di Andersen con Riborg Kirstine Voigt (1806-82), la sua prima grande e intensa delusione amorosa. Era la figlia maggiore di un ricco mercante (agente reale, non nobile) della città di Faaborg. Quando Andersen tentò di corteggiarla, nel 1830, lei gli comunicò d’essere già segretamente fidanzata con un altro uomo, Poul Jacob Bøving, un ispettore forestale. Lui cadde in uno stato di profonda delusione, anche perché lei, pur ammirandolo, non aveva rivelato subito il suo impegno sentimentale. Andersen cercò poi di superare la frustrazione intraprendendo la sua prima grande e catartica tournée all’estero l’anno successivo. Il dettaglio più toccante e famoso di questa storia d’amore è che Andersen portò sempre con sé una piccola busta di cuoio contenente una lettera d’addio della Riborg, che lui stesso dispose di bruciare dopo la propria morte. A dir il vero la stessa Riborg conservò segretamente un piccolo fascio di ricordi di Andersen – inclusi i fiori che le aveva donato e alcuni suoi scritti – in un vano nascosto del suo scrittoio, che si rinvenne solo dopo la sua morte.

4 In realtà alcuni psicanalisti tedeschi, con un’interpretazione un po’ cervellotica, hanno letto il “pisello” nascosto sotto i materassi come un simbolo fallico o una metafora della gravidanza indesiderata (la prova doveva verificare se la ragazza fosse “intatta” o se nascondesse un “segreto”). Più interessante la lettura dei critici strutturalisti francesi, per i quali il pisello è soltanto un elemento infinitesimale la cui forza però può anche disturbare l’ordine costituito. Lo vedono come metafora del “dubbio” cartesiano o dell’imperfezione che rivela la verità. Cioè la principessa soffre fisicamente per una verità invisibile agli altri.

29 nov 2025

 QUANDO FINIRA'?

La guerra in Ucraina non finirà grazie alla diplomazia, perché gli USA vogliono vendere armi ed espandere la NATO e perché gli statisti della UE sono servi degli USA e odiano ideologicamente la Russia (prima perché era ortodossa, poi perché era comunista, ora perché ha un capitalismo statale poi efficiente di quello privato).

Non è giusto che finisca perché la Russia è in grado di vincerla sul piano militare. Dovrà finire quando il popolo ucraino rovescerà il governo neonazista che lo domina dal 2014. Questa è l'unica garanzia di un prosieguo democratico dopo la fine della guerra.

8 set 2025

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11 giu 2025

 

Ipotesi di prossimo negoziato russo-ucraino

(DR=delegazione russa; DU=delegazione ucraina)


DR= Se andiamo avanti così, non ci saranno ulteriori negoziati, ma pretenderemo la vostra resa incondizionata. È questo che volete?

DU= No, però ci hanno fatto delle promesse, e chi le ha fatte ha il coltello dalla parte del manico.

DR= Se le promesse ve le ha fatte il governo di Trump, sappiate che in quel Paese sta per scoppiare la guerra civile, per cui nessuno sarà in grado di mantenerle. Trump sta portando la tensione ai massimi livelli, perché non sa come risolvere il disastro economico del suo Paese. Sta facendo una guerra commerciale al mondo intero. Se poi decide di fare una guerra vera e propria all’Iran o alla Cina, scordatevi che il vostro Paese resti in cima alle sue preoccupazioni. Con noi ha già capito che in questo momento la perderebbe.

DU= Noi abbiamo stabilito dei contratti commerciali con gli Stati Uniti. E in virtù di questi contratti ci aspettiamo un’assistenza militare, che infatti ci è stata garantita.

DR= Non sentitevi obbligati da quei contratti, perché, se volete continuare la guerra, noi occuperemo, prima o poi, tutto il vostro Paese, che non esisterà più come Stato autonomo, ma sarà solo una nostra regione.

DU= A queste condizioni tanto vale proseguire la guerra. Se non ci aiutano gli americani, lo faranno gli europei.

DR= Gli europei al momento non sono in grado di fare niente. Quello che avevano, ve l’hanno già dato: se continuano a farlo, rischiano di disarmarsi. Al limite ci basterà bombardare qualche base NATO, e loro se ne staranno buoni e tranquilli. L’unica possibilità che avete di esistere come Stato autonomo, possiamo darvela solo noi.

DU= Che autonomia è questa? Saremo facilmente ricattabili!

DR= Considerando che siete uno Stato già fallito sul piano economico, sareste ricattabili anche con l’appoggio europeo. Noi ci impegniamo seriamente a rimettervi in sesto, senza approfittarne in alcuna maniera. Ma abbiamo bisogno che vi arrendiate senza discutere. Non facciamo mai promesse che non possiamo mantenere.

DU= Che senso ha negoziare senza discutere? Che garanzie abbiamo che manterrete la vostra parola?

DR= La garanzia ve la offre il fatto che non abbiamo raso al suolo Kiev e le altre città e non abbiamo occupato Odessa. Pensate che non potremmo farlo?

DU= Se lo faceste, avreste contro il mondo intero, non solo l’occidente.

DR= Pensate che valga la pena fare una scommessa su uno scenario del genere? Il massimo della concessione che al momento possiamo fare è soltanto questa: rimuovete Zelensky dalla presidenza e organizzate libere elezioni, presidenziali e parlamentari, permettendo a tutti i partiti di partecipare in maniera equa, e noi vi promettiamo che fino ai risultati elettorali non bombarderemo le vostre infrastrutture.

DU= Ma perché il primo passo lo dobbiamo fare noi e non voi?

DR= Perché la guerra l’avete persa e, se non volete perdere l’intero Paese, è meglio che il primo passo lo facciate voi, come segno di buona volontà. Noi possiamo proseguire la guerra certamente per un tempo superiore al vostro. Su questo non vi possono essere dubbi. E se vogliamo concluderla velocemente, radendo al suolo tutte le vostre città, come fa la NATO quando è in guerra, abbiamo tutti i mezzi per farlo.

DU= Queste però sono minacce belle e buone.

DR= No, le minacce, quelle vere, alla NATO, non le abbiamo ancora fatte. Ogni cosa a suo tempo.

5 giu 2025

RIPETERE GLI STESSI ERRORI

Dalla guerra dei 100 anni a quella dei 100 secondi. Non credo durerebbe di più una guerra nucleare. Coi mezzi che abbiamo, un qualunque conflitto diventa un’assurdità.

Quando oltre tre anni fa scoppiò quello russo-ucraino, Mentana, per far vedere ch’era un giornalista “aperto” anche alle ragioni del “nemico”, faceva vedere, ogni tanto, degli spezzoni, debitamente tradotti, di talk-show russi, in cui il conduttore, con molta enfasi, diceva che gli inglesi dovevano stare più calmi, poiché i sottomarini russi erano in grado di far scoppiare col nucleare dei maremoti con onde così alte da sommergere l’isola interamente. Come se fosse la mitica Atlantide.

Naturalmente Mentana, e il suo consigliere filo-americano, Dario Fabbri, avevano buon gioco nel prenderlo in giro.

Poi però abbiamo visto com’è finita. Non sono i russi che rubano i chip alle lavatrici degli ucraini per condurre una guerra elettronica, ma sono i soldati ucraini che stanno perdendo ¼ della loro nazione.

Tuttavia, anche supponendo che quella minaccia fosse solo una spacconata da bar, chi, a distanza di oltre 3 anni, avrebbe ancora il coraggio di riderci sopra? In presenza di un gigantesco arsenale atomico chi ha voglia di verificare che un’intimidazione è una semplice battuta spiritosa?

Sinceramente parlando mi aspetterei il contrario, e cioè che i russi contro l’anglosfera non si limitino a usare droni di tutti i tipi, missili ipersonici, bombardieri strategici, caccia di ultima generazione, ma anche satelliti militari. Questo perché sono convinto che i russi, visto che vengono colpiti soprattutto grazie all’intelligence satellitare, stiano escogitando qualcosa per superarci anche in questo campo. Imparano in fretta dai loro errori. Invece per noi occidentali vale il detto di Oscar Wilde: “Esperienza, il nome che gli uomini riservano alla loro capacità di ripetere gli stessi errori”.

2 giu 2025

Fyodor Lukyanov: Dietro le quinte - I giochi diplomatici USA-Russia

Gaza, Canfora: "Lo Stato di Israele è l'erede del Terzo Reich"

Ray McGovern: L’America tra una nuova pace e la Terza Guerra Mondiale

 NEWS DI GUERRA

Secondo un articolo della "Reuters", le condizioni proposte dall'Ucraina per la pace all'incontro di Istanbul sono le seguenti:

- Un cessate il fuoco completo per 30 giorni

- Scambio di tutti i prigionieri — "tutti per tutti"

- Un incontro tra Zelensky e Putin

- Nessuna restrizione per le Forze Armate ucraine

- Nessun riconoscimento internazionale dei nuovi territori annessi alla Russia

- Riparazioni da pagare da parte della Russia

Nell'articolo si fa riferimento all'attuale linea del fronte come punto di partenza per i negoziati.

Tutte condizioni che non servono a niente per i negoziati.



Non è stata l'Ucraina a sabotare i colloqui di pace con gli Stati Uniti, ma gli Stati Uniti a usare i colloqui di pace per indebolire ulteriormente la Russia.

Gli attacchi non sarebbero stati possibili senza l'ampia assistenza e l'approvazione degli Stati Uniti, cioè se non ci fosse stato il loro coinvolgimento diretto nella pianificazione.

Gli stessi media statunitensi hanno già ammesso che gli Stati Uniti gestiscono l'intelligence ucraina, con basi della CIA sparse in tutta l'Ucraina che addestrano gli ucraini a svolgere operazioni in Russia a partire da più di 10 anni fa, molto prima che la Russia lanciasse la sua operazione del 2022.

Ciò include TUTTI e 4 gli anni del primo mandato di Trump.



Quando nel 1956 il presidente egiziano Nasser annunciò la nazionalizzazione del canale di Suez, che era stato sotto il controllo di azionisti britannici e francesi, Israele invase la penisola del Sinai e le truppe anglo-francesi iniziarono a sbarcare a Port Said nel tentativo di impossessarsi del canale.

Poi Krusciov convocò gli ambasciatori di Francia, Inghilterra e Israele e promise che entro 24 ore l'URSS "era determinata a schiacciare gli aggressori con la forza, anche con attacchi missilistici nucleari su Londra e Parigi". E a Israele era stato detto che le sue azioni mettevano in discussione l’esistenza stessa dello Stato. Francesi e britannici ritirarono immediatamente le loro truppe dal suolo egiziano e Israele tornò alle sue posizioni originali.



28 mag 2025

"Svolta repressiva, governo di cultura fascista", no di Sportiello al d...

Gaza, Netanyahu e la guerra senza limiti

"Netanyahu è una bestia". L'affondo di De Luca: "Reputazione di Israele ...

Jeffrey Sachs smaschera le bugie di guerra europee: il processo di pace ...

 

Quale futuro?


Secondo i classici del marxismo lo Stato va considerato come uno strumento provvisorio per vincere la resistenza di chi vuol continuare a vivere sfruttando il lavoro altrui, e che, per poterlo fare, è disposto a chiedere aiuto a forze esterne.

Secondo me però, una volta compiuta la rivoluzione o vinta la guerra civile, bisogna pensare subito a quali basi concrete porre in essere per smantellare lo Stato in maniera progressiva. Anzi, sul piano teorico bisogna pensarci prima, per non trovarsi impreparati dopo.

La nuova società civile dovrà assumersi la responsabilità di eliminare, in quanto pericoloso, il fardello che impedisce una vera liberazione sociale, un’autentica emancipazione delle masse popolari. Qualunque istituzione statale, fosse anche la più innocua o, in apparenza, la più utile, rappresenta una forma di espropriazione della libertà personale.

Le cose non funzionano delegandone la gestione a persone specifiche, ma assumendole in proprio, in tutte le loro sfaccettature. Cioè la responsabilità personale non può essere delegata, se non in maniera molto limitata, soprattutto nelle funzioni e nel tempo. Neanche la rivoluzione può essere delegata a un partito destinato a occupare le leve dello Stato.

Il centralismo va smantellato. “Centralismo democratico” diventa molto presto una contraddizione in termini. La società civile deve essere in grado di autogovernarsi e di autodifendersi. Lo Stato può servire solo nella fase iniziale, che inevitabilmente sarà quella più cruenta. Ma una volta che il nemico, interno o esterno, avrà capito con chi ha a che fare, bisognerà porre le condizioni favorevoli all’autogestione della società, che inevitabilmente dovrà basarsi sulla democrazia diretta.

Il perno attorno a cui deve ruotare l’edificazione del socialismo democratico è la comunità locale, padrona non solo di tutti i principali mezzi produttivi, ma anche della facoltà di gestirli in autonomia, senza dover sottostare a direttive che provengono dall’alto. Le infinite comunità locali devono essere lasciate libere di interagire tra loro, come meglio credono. Non può esistere un ente o un’istituzione che dall’esterno stabilisce i loro rapporti, regolamenta le loro leggi o dirime le loro controversie. Se queste controversie ci sono, gli stessi interessati devono pensare a come risolverle.

27 mag 2025

Una specifica Carta dell'ONU

Ho l’impressione che la coesistenza pacifica nel mondo non possa essere imposta da nessuno: è la conquista di una maturità personale e collettiva. Non nasce perché qualcuno vince e un altro perde, perché chi si arrende, s’incattivisce e cercherà una rivincita.

Se la pace è frutto di una guerra, vanno richieste delle scuse e delle riparazioni. Il che ovviamente non impedisce l’uso della legittima difesa, come ha fatto il Donbass nei confronti della giunta golpista di Kiev.

La pace non va pensata come un dono di natura, che alcuni popoli hanno e altri no, o come una predisposizione che si può avere a livelli più o meno accentuati. Se si comincia a diventare bellicosi, vuol dire che in tutti gli altri valori (giustizia sociale, libertà personale, uguaglianza di genere, tutela ambientale, ecc.) c’è qualcosa che non va. E più si tarda a risolvere i problemi sociali, tanto più si useranno i conflitti per nasconderli, per scaricarne il peso al di fuori dei propri confini.

Bisogna creare un sistema mondiale in cui la pace venga messa al primo posto. Va considerata come premessa fondamentale per risolvere tutti gli altri problemi, che ovviamente richiedono competenze specifiche, di ben altra natura.

Questo però vuol dire che tutte le armi di sterminio di massa vanno eliminate (chimiche, nucleari, batteriologiche...); tutte quelle in grado di colpire da lontano, compiendo percorsi molto lunghi; tutte quelle automatizzate, che non necessitano neppure di una presenza fisica; tutte quelle che, per non essere colpiti, richiedono imponenti strutture di difesa; tutte le armi che, una volta partite, non possono più essere fermate; tutte quelle che continuano a funzionare anche dopo la fine di una guerra; tutte le armi che per essere dispiegate, richiedono la decisione inappellabile di qualcuno.

Chi non vuole eliminare armi di questo genere, va emarginato, boicottato, escluso da tutti gli organismi internazionali. Ci vuole una specifica Carta dell’ONU su questa tipologia di armi.

24 mag 2025

 

Facile scenario


L’inizio del progressivo crollo del sistema capitalistico occidentale si può far risalire, simbolicamente, all’abbattimento delle Torri Gemelle nel 2001, cui il Deep State americano non fu certo estraneo.

Beninteso non sta crollando il capitalismo in sé, ma solo la sua forma occidentale, quella dell’anglosfera, sommamente individualistica.

Nell’occidente collettivo il ruolo dello Stato è incidentale, tant’è che i tanti statisti (spesso privi di vere competenze) vanno e vengono con molta disinvoltura. D’altra parte la politica deve considerarsi al servizio dell’economia (e oggi soprattutto della finanza), per cui i veri “signori del mondo” sono altrove.

Le ultime crisi del capitalismo occidentale sono tutte finanziarie: quella più significativa è esplosa nel 2008, coi subprime americani, che ha coinvolto tanti Paesi occidentali, le cui banche, ancora oggi, sono piene di titoli tossici, inesigibili.

A questa crisi, durata un decennio, gli USA hanno risposto in due modi: internamente, indebitandosi all’estremo, cioè stampando dollari a volontà, come se nulla fosse; esternamente, provocando la pandemia da Covid, attraverso i loro biolaboratori: in tal modo veniva colpito il mondo intero.

Il capitalismo è entrato in crisi sul piano industriale, poiché non è più competitivo con l’economia cinese, che pur lo stesso occidente ha contribuito a creare, nella convinzione, rivelatasi illusoria, di poter tenere la Cina economicamente sottomessa per almeno un secolo. Ora invece produce qualunque cosa a prezzi imbattibili, avendo un costo del lavoro di molto inferiore al nostro e molte più materie prime.

In questo momento sono gli USA a trovarsi in gravi difficoltà: il debito pubblico è altissimo; lo Stato sociale quasi non esiste; non vi è abitudine al risparmio, ma, al contrario, a spendere al di sopra delle proprie capacità; il petrodollaro è in fase di smantellamento grazie ai BRICS+; la perdita di fiducia nella loro solidità obbliga a tenere i tassi d’interesse molto alti (il che non fa che aumentare il debito); si stampano continuamente banconote che valgono sempre meno; ci s’illude di potersi reindustrializzare velocemente imponendo dazi anacronistici (e autolesionistici) al resto del mondo; per dimostrare che si è ancora la prima economia del mondo, si ricorre a sanzioni, embarghi, minacce d’ogni genere, destabilizzando i commerci mondiali; e naturalmente si fomentano guerre ovunque sia possibile.

L’URSS implose per l’assenza del benessere capitalistico; l’occidente sta crollando per averne avuto troppo, usando mezzi e metodi violenti, illegali, cui oggi tutti gli altri vogliono opporsi.

Dopo essere finita in bancarotta, per aver adottato il capitalismo privato occidentale, oggi la Russia, col capitalismo statale di Putin, è in netta ripresa.

Piuttosto è l’occidente a essere privo di una qualche alternativa al proprio declino. Il socialismo statale di Russia e Cina era imploso senza causare guerre a potenze straniere. Invece l’occidente collettivo sta facendo proprio il contrario, forse perché, in definitiva, non può fare a meno del colonialismo, né di scaricare all’esterno il peso dei propri fallimenti. Ha bisogno assolutamente di crearsi dei nemici. In Medio oriente sono i palestinesi (fino a ieri erano gli islamici in senso lato); in Ucraina sono i russi; in Asia sono i cinesi; in Africa i Paesi che si ribellano al vecchio e nuovo imperialismo europeo.

Con un occidente così la guerra sembra essere alle porte. Ma sarebbe un errore pensare che la soluzione ai nostri problemi possa venire dall’esterno. L’occidente deve trovare in se stesso la forza per cambiare in maniera significativa, garantendo libertà e sicurezza al resto del mondo.

21 mag 2025

 

Apparat (Diario del gennaio-maggio 2025)

I migliori post sulla geopolitica

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20 mag 2025

 

Russia, Cina e Occidente collettivo


La Russia non ha assolutamente la stessa capacità della Cina di condizionare il mondo dal punto di vista economico e finanziario. Non ha sviluppato l’industria leggera quando esisteva il socialismo statale, e fino alla guerra in Ucraina non si preoccupava di dipendere dalle aziende straniere per la fornitura di tantissimi beni industriali. Ciò in quanto era convinta che, grazie alle sue enormi risorse energetiche, vendute a buon mercato, i Paesi occidentali sarebbero stati dei folli a privarsene per qualche motivo ideologico o militare.

Solo quando queste aziende sono andate via dal suo territorio, dopo l’inizio della guerra in Ucraina, ha cominciato a sostituirle, o in proprio o facendo entrare aziende straniere non occidentali. Ma i suoi veri progressi restano quelli sul piano militare. E naturalmente resta potente sul piano energetico, anche se le sanzioni occidentali l’hanno inevitabilmente danneggiata.

È evidente, per motivi geografici, che la UE tema militarmente di più la Russia che la Cina. Questo perché è un Paese europeo che potrebbe politicamente condizionare altri Paesi europei e che potrebbe impedire a questi Paesi di espandersi militarmente verso oriente. La teme anche perché nella UE il capitalismo statale è in via di smantellamento dagli anni ’80: cosa sempre più evidente da quando abbiamo creato l’Unione Europea vera e propria, che praticamente è in mano a delle oligarchie private.

Ma sul piano produttivo, cioè economico, il terrore per noi resta la Cina, perché fa passi da gigante in tempi brevissimi, avendo molte più risorse, umane e materiali, di qualunque altro Paese al mondo. E quando un Paese come la Cina ti entra in casa sul piano economico, finanziario e commerciale, è inevitabile aspettarsi che prima o poi ti chieda il conto anche sul piano politico.

È vero, la Russia al momento sembra avere più prestigio al mondo, in quanto combatte da sola contro l’occidente collettivo, aiuta militarmente a liberarsi del colonialismo occidentale, fornisce aiuti umanitari a chiunque li chieda (spesso a titolo gratuito), e porta avanti il discorso sul multipolarismo, condiviso da tantissimi Paesi. Tuttavia se c’è un Paese destinato a ereditare (superandoli) gli sviluppi tecnico-scientifici, economico-finanziari e commerciali del capitalismo occidentale, è la Cina. Su questo non si possono avere dubbi.

È anche vero che in Cina sembra esistere un regime più autoritario di quello russo, più lontano da quello della democrazia rappresentativa occidentale. Peraltro in Cina non si potrebbe parlare, al momento, di “capitalismo statale” vero e proprio, come l’abbiamo conosciuto noi in Europa. Sarebbe meglio parlare di “socialismo mercantile”, poiché esiste un’ideologia ufficiale, quella del materialismo storico-dialettico, statalizzata a partire dal maoismo, e revisionata, significativamente, a partire da Deng Xiaoping, che ha occidentalizzato la Cina, dando più peso all’economia che non all’ideologia. A dir il vero in Cina l’elemento del collettivismo fa parte di una cultura ancestrale. Si potrebbe anzi dire che la Cina è socialista proprio in quanto è sempre stata collettivistica.

Viceversa, il socialismo scientifico non ha più una rilevanza significativa in Russia. Semmai qui esiste un’idea di “collettivismo” non meno antica, ma più che altro nella sua area asiatica. E comunque l’ideologia di Putin non ha nulla a che fare col socialismo. Si configura di più come un “nazionalismo ortodosso”, aperto ad altre confessioni religiose, dove il patriottismo, l’eroismo, il sacrificio di sé giocano, come valori collettivi, un ruolo fondamentale. Di qui l’importanza che si concede al militarismo, arma strategica con cui difendersi dalle mire imperiali dell’occidente.

Sotto questo aspetto né la Russia né la Cina costituiscono per l’occidente dei modelli da imitare, se non negli aspetti dell’efficienza produttiva e militare. Per es. la capacità che il regime cinese ha di controllare la popolazione suscita una certa ammirazione da parte delle élite occidentali, sempre più intenzionate a trasformare la democrazia formale in una dittatura reale del capitale.

Infatti, se andiamo avanti così, il destino dell’Unione Europea (che si configura come destino di un capitalismo sempre più privatizzato imposto a tutti i Paesi che fanno parte di questa entità politica) non sarà molto diverso da quello degli Stati Uniti e degli altri Paesi dell’occidente collettivo: sarà sicuramente un destino tragico.

19 mag 2025

 NEWS del 19 maggio 2025


Un funzionario ucraino, rimasto anonimo, ha detto che la Russia ha proposto i seguenti termini per un accordo di pace:

1. Ritiro preventivo delle truppe ucraine dalle regioni di Donetsk, Zaporizhia, Kherson e Lugansk, dopodiché potrà essere dichiarato un cessate il fuoco. Queste aree sono in gran parte o parzialmente controllate dalle truppe russe, ma le truppe ucraine stanno ancora combattendo per le restanti parti di queste aree.

La bozza di accordo preparata dagli Stati Uniti non conteneva tale requisito. Eppure per i russi è fondamentale.

2. Riconoscimento internazionale di cinque parti dell’Ucraina – la penisola di Crimea, annessa nel 2014, nonché le suddette regioni – come parte della Russia. E l’Ucraina non dovrà interferire.

Il progetto statunitense prevedeva solo il riconoscimento de jure della Crimea da parte degli Stati Uniti e il riconoscimento de facto delle parti delle altre regioni controllate dalla Russia.

3. L’Ucraina diventa uno Stato neutrale, non possiede armi di distruzione di massa e gli alleati di Kiev non schiereranno le loro truppe sul territorio ucraino.

Questo requisito non era incluso nella proposta statunitense. Putin lo chiede sin dal 2022.

4. Tutte le parti in conflitto si pagheranno da sole i danni causati dalla guerra. Quindi niente risarcimenti, come invece chiedeva la proposta degli Stati Uniti. Gli statisti europei guerrafondai pensano addirittura di sfruttare i beni russi congelati. Anzi in questo momento stanno chiedendo a Trump di imporre nuove sanzioni alla Russia.

Secondo me i russi han chiesto anche la salvaguardia dei diritti della popolazione russa che vive a ovest del Dnepr. L’Ucraina deve garantire la protezione dei diritti delle minoranze, ovunque esse si trovino, altrimenti la guerra scoppierà di nuovo. Anche gli ungheresi stanno chiedendo la stessa cosa.


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L’Iran si sta stufando di negoziare con Trump. Dicono che Witkoff all’inizio sosteneva che gli Stati Uniti non avessero obiezioni al fatto che l’Iran perseguisse lo sviluppo nucleare a fini civili. Ora però ha detto: “Non possiamo accettare un accordo con l’Iran che includa la sua capacità di arricchire l’uranio.”

Secondo loro Witkoff non rappresenta davvero una missione diplomatica, ma sta semplicemente riecheggiando la voce della doppiezza politica degli Stati Uniti. Questa ambiguità non è solo un difetto, è un ostacolo strategico.

La disponibilità al dialogo non va interpretata come un invito a ricorrere a tattiche di guadagno di tempo indeterminato.

Gli statisti iraniani rimangono sconcertati nel vedere Trump cambiare continuamente posizione, giocando con la semantica delle parole. I negoziati non possono prendere una direzione vaga e sempre più sospetta di essere condotti in cattiva fede. Trump cambia di continuo il linguaggio, il tono, persino il tenore dei suoi impegni, senza alcun riguardo per la coerenza o il rispetto. Questa non è diplomazia, è guerra psicologica.

Mi sa che gli iraniani siano gli unici in Medioriente ad aver capito che gli americani puntano al tetto massimo di richieste per tranquillizzare un Israele diffidente.


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Un articolo apparso su derstandard.at mi ha abbastanza spaventato. Si riferisce alle attività cinesi condotte soprattutto a Vienna, ma sostiene che anche a Parigi, Madrid, Amsterdam e Francoforte esiste un’organizzazione chiamata Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito (UFWD), che risponde direttamente al partito comunista cinese.

Apparentemente serve per aiutare i connazionali all’estero con problemi relativi al passaporto o al rinnovo della patente di guida. Di fatto monitora i dissidenti cinesi e le critiche al regime provenienti dalla UE. Si tratta di strutture di intelligence al di fuori del controllo dello Stato ospitante.

Sono circa 60 milioni i cinesi che vivono all’estero. Sono visti non solo come potenziali dissidenti, ma anche come una risorsa. Il presidente Xi Jinping li chiama “ambasciatori non ufficiali”, ovvero persone che dovrebbero essere legate politicamente e culturalmente alla madrepatria per promuovere gli interessi della Cina nel mondo.

Alcuni di questi “ambasciatori” operano in una fitta rete di sindacati, associazioni culturali e gruppi regionali, apparentemente di natura civile, ma in realtà spesso impegnati politicamente. In Austria sembra quasi impossibile collaborare con la Cina senza entrare in contatto con queste reti.

Uno dei loro obiettivi fondamentali è quello di promuovere la riunificazione con Taiwan. Un altro quello di ostacolare gli attivisti tibetani. Un altro ancora quello di rafforzare, attraverso le élites locali, i legami diplomatici, economici e strategici con la Cina.


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Pare che lo Yemen sia intenzionato a scatenare l’inferno sugli aeroporti israeliani, poiché ha capito che i sionisti vogliono occupare tutta Gaza e pretendere la resa incondizionata di Hamas, che non avranno mai.

Qui non siamo in Ucraina, dove Kiev non si arrende perché appoggiata dall’occidente. A Gaza è Israele a essere sostenuto in tutte le maniere dall’occidente, mentre Hamas è l’ultima risorsa rimasta per difendere quella Striscia in cui vivono due milioni di persone.

Comunque ogni giorno che passa, l’idea dei due Stati mi sembra assolutamente impraticabile. Anche perché i confini stabiliti dall’ONU oggi sono completamente stravolti. Quindi non resta che creare un unico Stato che di ideologico abbia solo gli incubi del passato.

18 mag 2025

 NEWS su Ucraina e Russia


La rivista “Politico” ha pubblicato un’analisi in cui si sottolinea che la rapida adesione dell’Ucraina alla UE creerebbe un onere colossale per il bilancio dell’Unione, che non tutti avrebbero voglia di sostenere. Il Paese infatti diventerebbe il maggiore beneficiario dei fondi europei, pur rimanendo il più corrotto a tutti i livelli. Persino le agenzie anticorruzione sarebbero diventate strumenti politici dell’Ufficio presidenziale. La legge marziale viene utilizzata per imporre il controllo personale. I casi di corruzione vengono semplicemente chiusi senza tanti problemi. Quindi la UE rischierebbe soltanto d’importare la corruzione sistemica e di dividersi in nome di una promessa che non potrà mai mantenere.

E queste cose le dici un giornale che sicuramente non è “filo-putiniano”! Non è che ci vuole un’intelligenza straordinaria per capirle. Purtroppo in mano a statisti non meno corrotti come quelli europei, ci si può aspettare di tutto…

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In una stazione della metropolitana di Mosca è stato collocato un pannello raffigurante Stalin, replica del bassorilievo “La gratitudine del popolo al leader e comandante”, rimosso nel 1961 durante la destalinizzazione. Il restauro è stato presentato come parte del recupero dell’aspetto storico della stazione, cioè come un’operazione meramente culturale.

A me non piacciono queste cose, non solo perché potrebbero essere segnali di riabilitazione di un passato da dimenticare, ma anche perché Putin è al potere da 25 anni, gode di un ampio consenso e non ha bisogno di questi truci riferimenti al passato.

Non ha davvero alcun senso che per affermare la piena sovranità di una nazione, la sua grandezza politica, morale e materiale si debba coltivare il culto del “Capo”.


17 mag 2025

 

NEWS del 17 maggio 2025


Il British International Institute for Strategic Studies (affiliato a grandi aziende del settore della difesa) ha pubblicato un rapporto dal titolo: “Difendere l’Europa senza gli Stati Uniti: costi e conseguenze”.

In pratica la UE e il Regno Unito dovrebbero spendere un trilione di dollari in 25 anni, portando la quota del PIL al 3% (che in alcuni Paesi è già stata raggiunta: Polonia 4,12%; Estonia 3,43%; Lettonia 3,15% e Grecia 3,08%. Perché poi la Grecia debba spendere così tanto, visto che fino a ieri piangeva grande miseria, lo sa solo il padreterno).

Il problema maggiore però resterebbe quello di come sostituire i 128.000 soldati americani con tutto il loro equipaggiamento e hardware militare, che potrebbero essere ritirati dall’Europa entro il 2027. Si pensa di colmare il gap facendo ricorso ai migranti! Stai a vedere che, sulla base di questo scenario, si favorirà l’ingresso dei migranti nella UE a condizione che si arruolino nelle forze armate.

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Il capo della delegazione russa ai negoziati russo-ucraini di Istanbul, Vladimir Medinsky, ha ricordato che “Chi dice che prima serve una tregua e poi i negoziati, non conosce la storia. Come disse Napoleone, nella storia guerra e negoziati vanno sempre di pari passo”. Poi ha precisato una cosa ancora più scomoda per la dirigenza ucraina: “Abbiamo combattuto contro la Svezia per 21 anni. Per quanto tempo siete pronti a combattere voi? E Pietro il Grande sapete chi l’ha finanziato? L’Inghilterra e la Francia. La Svezia sarebbe ancora una grande potenza oggi se non fosse stato per quella guerra”.

A me sembrano frasi che non lasciano margini di trattativa. O la situazione Kiev l’accetta così com’è, o finirà anche peggio. Putin aveva già detto nel giugno 2024 quali erano le sue condizioni per un cessate il fuoco e l'avvio dei negoziati: “Le truppe ucraine devono essere completamente ritirate dall'intero territorio amministrativo di queste regioni: Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporižžja. Non appena Kiev dichiarerà di essere pronta a tale decisione e notificherà ufficialmente il rifiuto del progetto di adesione alla NATO, da parte nostra seguirà immediatamente l'ordine di cessare il fuoco e di avviare i negoziati”.

Al momento l’unica cosa concreta decisa è stata lo scambio alla pari dei prigionieri. L’altra, che forse per la diplomazia è ancora più concreta, è la decisione di proseguire i negoziati. Il che non è poco, considerando che i Paesi della UE più importanti non ne vogliono sapere. Sarebbe davvero il colmo che Kiev accettasse d’arrendersi, mentre la UE pretende che la guerra vada avanti sino all’ultimo ucraino. Zelensky verrebbe considerato un traditore e cercherebbero di fargliela pagare. Anche perché agli europei è già costato una montagna di soldi, lo svuotamento degli arsenali, e in più costerebbe la reputazione politica e la rinuncia agli affari economici.

16 mag 2025

 

Rubio e le solite minacce americane


Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che non esiste una soluzione militare al conflitto tra Russia e Ucraina. Questa guerra non si concluderà militarmente, ma diplomaticamente.

Questo è davvero un modo strano di ragionare. Sembra quasi una minaccia. Gli USA non capiscono che l’operazione militare speciale prevedeva un confronto diretto tra Russia e Ucraina. Non era prevista una guerra tra Russia e NATO o tra Russia e Occidente collettivo.

Sembra che gli USA, la UE, la NATO e l’intero Occidente vogliano dire alla Russia che se non rinuncia agli obiettivi iniziali di questo conflitto, cioè se non accetta di concluderlo pacificamente, mostrando che non può vincerlo sul piano militare, sarà inevitabile una escalation, oltre che un aumento delle sanzioni.

Questi ancora non han capito che con Putin non è possibile ragionare così. Putin vuole garanzie per una pace sicura, che facciano sentire il suo Paese libero dall’incubo di poter essere colpito da armi a lunga gittata, scagliate dalle basi NATO. E nessuno gliele vuole offrire a priori. Eppure lui sa di averne diritto.

Questi pensano di avere a che fare con una nullità come Eltsin o con un ingenuo come Gorbaciov. Ma a Putin non interessa affatto smembrare l’Ucraina. Non è questa la “soluzione finale”. Prima che scoppiasse il conflitto, nel febbraio 2022, Putin sarebbe stato disposto a che il governo di Kiev riconoscesse alle due piccole repubbliche di Donetsk e Lugansk un’autonomia equivalente a quella che l’Italia concesse al Sud-Tirolo. L’Ucraina poteva restare perfettamente integra. Se lui voleva il Donbass, non avrebbe aspettato otto anni prima d’intervenire.

È stato l’appoggio della NATO a Kiev a fargli capire che doveva occupare i quattro oblast’ e che il conflitto poteva essere risolto solo sul campo e solo sulla base di una resa incondizionata. Secondo lui, in altre parole, più si va avanti e più dovrà essere la stessa NATO a rimetterci. Gli incontri diplomatici servono solo a far capire che il tempo per perdere tempo è finito. Chi vuol la guerra l’avrà. La Russia è pronta e non farà sconti a nessuno, anche perché il patrimonio militare acquisito in oltre tre anni viene considerato equivalente a quello che l’URSS acquisì dopo l’inizio dell’Operazione Barbarossa. È vero, i sovietici ebbero un numero incredibile di morti, ma alla fine si presero mezza Europa.

Noi europei vogliamo ripetere questo scenario o siamo disposti a più miti consigli?

15 mag 2025

 

Orsini e io, su Russia e Ucraina


Il sociologo Alessandro Orsini ha detto che Putin assai difficilmente porrà come argomento di trattativa con Kiev le sue tre richieste di sempre: non ingresso nella NATO, riconoscimento dei quattro Oblast facenti parte della Russia sin dal 30 settembre 2022, smilitarizzazione completa (o comunque sufficiente a una difesa non a un attacco contro la Russia).

Tuttavia sull’ultima richiesta ha detto che Putin non può impedire che i Paesi europei diano armi a Zelensky. L’unico modo per impedirlo è conquistare Kiev e tutta l’Ucraina, ma Putin non vuole governare le regioni che odiano la Russia. L’Europa può sperare di ottenere che l’Ucraina conservi un esercito. Ma il pessimismo è doveroso perché Putin non concederà all’Ucraina di dotarsi di migliaia di missili della NATO a lunga gittata o di aerei di quarta e quinta generazione. Quindi in definitiva Putin non può trattare veramente, perché non è disposto a rinunciare a nessuno dei suoi obiettivi strategici.

Naturalmente Orsini sa benissimo che neanche la UE vuole trattare veramente, in quanto sta cercando soltanto una tregua per riarmare l’Ucraina. Non può desiderare la pace perché la pace tra Russia e Ucraina passa attraverso la sconfitta militare o della Russia o della UE.

Sono affermazioni semplici, le sue, ma calzanti. Possono apparire perentorie, ma sicuramente sono realistiche. Come anche queste:

L’Ucraina ha combattuto una guerra terribile per entrare nella NATO, ma non entrerà nella NATO; ha combattuto per entrare nell’Unione Europea, ma non entrerà nell’Unione Europea; ha combattuto per difendere la propria integrità territoriale, ma sarà smembrata; ha combattuto per difendere le proprie città, che sono rase al suolo; ha combattuto per difendere la propria indipendenza, ma adesso è sottoposta alla doppia sferza padronale di Russia e Stati Uniti. L’Ucraina ha perso tutto.

Ma perché si è arrivati a una conclusione così tragica? Orsini lo dice chiaramente: per la Russia la guerra in Ucraina è una guerra di popolo; per l’Europa è soprattutto la guerra di un’élite che deve nascondere il proprio fallimento. Gli europei non sono disposti a sacrificare una sola vita umana per l’Ucraina. I russi sono disposti persino alla guerra nucleare.

Non vorrei aggiungere niente a queste sacrosante affermazioni. Salvo una considerazione: per me la Russia è già pronta per una guerra esplicita o diretta contro la NATO. Il conflitto con l’Ucraina l’ha addestrata in maniera sufficiente. La NATO è lontanissima dall’avere una capacità analoga. Anzi non ha nemmeno armi sufficienti per affrontare un conflitto di lunga durata. Trump l’ha capito subito, poiché gli USA sono abituati a fare le guerre. Gli statisti europei invece non l’hanno ancora capito, poiché malati di ideologia russofobica.

Per me la Russia si sta preparando a sferrare un colpo demolitore nei confronti della NATO. Vuole fargliela pagare per tutti i soldati morti che ha avuto. Infatti se non ci fosse stata la NATO, davvero la guerra sarebbe stata soltanto una pura e semplice “operazione speciale”. E inizierà a muoversi là dove avverte le basi NATO con maggior fastidio: Finlandia, Svezia, Paesi Baltici, Mar Baltico, Polonia, Romania... In fondo Putin l’ha sempre detto: “Non vogliamo basi NATO ai nostri confini”.

L’unica proposta che può fare a Zelensky potrebbe avere questo tenore (mi si perdonerà la franchezza): “Se non ti arrendi, raderemo al suolo Kiev e tutte le altre città dell’Ucraina, dando ovviamente ai civili il tempo di andarsene, poiché non siamo bestie come voi. Tu stesso quindi è meglio che te ne vai quanto prima, perché per te e per il tuo governo filonazista il tempo è scaduto. Non facciamo le parate muscolari per sport. Se vi arrendete subito, ci prenderemo solo la parte orientale del fiume Dnepr e l’Ucraina potrà continuare a esistere, altrimenti prenderemo tutto”. Ovviamente non gli spiegherà il motivo di questa improvvisa fretta, ma quello, se saprà smettere di recitare, lo capirà benissimo.

14 mag 2025

 

NEWS del 14 maggio 2025


Si è soliti dire che al massimo si possono condannare i governi per le loro politiche, mai le popolazioni, neppure quando certe ideologie disumanizzanti sono istituzionalizzate. Un classico esempio è quello di Israele.

Ma prendiamo questo caso. Il bilancio dell’Ucraina è nuovamente carente di fondi per sostenere le proprie Forze armate: entro quest’anno gli stipendi dei soldati non potranno più essere pagati. Una situazione simile si era già verificata nel 2023 e nel 2024. Allora il deficit era stato coperto aumentando le tasse e chiedendo fondi da parte dell’occidente.

Oggi la popolazione è allo stremo. Molti fondi sono stati spesi per acquistare munizioni. Molti altri se li sono intascati politici e funzionari corrotti. In fondo l’Ucraina è uno dei Paesi più corrotti al mondo. La UE, nel passato, non poté farla entrare al proprio interno proprio per questa ragione.

Ebbene a questo punto vien da chiedersi: perché nessuna parte della popolazione reagisce a una situazione così assurda? Come si può pensare che venga risolta da una trattativa di pace, quando quasi tutti gli statisti europei non vedono l’ora che la Russia perda la guerra? Oppure, al contrario, si pensa forse che la situazione venga risolta proprio da una vittoria della Russia?

Sia come sia, un popolo non può pretendere di essere considerato migliore del proprio governo al potere, quando non fa nulla per impedire che tale governo lo porti al macello o alla bancarotta? Non è un po’ comodo dare tutte le colpe a Putin, o, al contrario, sperare che sia solo lui a risolvere i problemi?

In fondo Zelensky ha il mandato presidenziale scaduto da un anno. Anche un bambino capisce che l’Occidente, col suo ultimatum per il cessate il fuoco, non sta ingannando la Russia, bensì l’Ucraina, sempre più ridotta a uno Stato fantasma.

Zelensky ha addirittura firmato un "accordo colonialista" con gli USA in cambio del loro patrocinio. Di fatto il Paese sta perdendo il diritto di gestire autonomamente le risorse del suo sottosuolo: terra, gas, metalli ed energia. L’accordo, rimasto segreto, è facile che preveda norme che impediranno all’Ucraina di modificare le sue leggi economiche senza il consenso degli USA.


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Il Ministero della pubblica istruzione moldavo ha imposto di riscrivere i manuali scolastici di storia.

Si vuol far credere agli studenti che il conflitto in Transnistria sarebbe stato una “guerra per la preservazione dell’integrità territoriale e dell’indipendenza della Repubblica di Moldavia”.

In pratica la Moldavia stava cercando di preservare la propria integrità, mentre la Russia, sentendosi impegnata a “perseguire i propri interessi imperialisti e geostrategici”, sostenne l’autoproclamata Repubblica Moldava di Transnistria nel 2 settembre 1990.

Peccato che a quel tempo non esisteva ancora alcuna “Federazione Russa”. L’URSS cessò di esistere il 26 dicembre 1991 e fu invitata dall’ONU a fare da paciere tra russofoni della Transnistria e nazionalisti moldavi filoccidentali. Cosa che funzionò benissimo, non come i francesi e i tedeschi nei confronti dei russofoni del Donbass in base agli Accordi di Minsk.


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L’Estonia è un Paese molto piccolo. Non arriva neppure a 1,4 milioni di abitanti, di cui 1/4 di origine russa (nel 1989 erano 1/3).

Non è un Paese di poveracci. Si pensi per es. che è il primo Paese al mondo ad avere un cyber-esercito. Tuttavia non naviga nell’oro, anche perché, da quando è entrata nella UE, ha dovuto subire una inevitabile colonizzazione.

Ora che bisogno ha, visto che non è minacciata da nessuno, di produrre 2.000 droni al giorno per risparmiare sui razzi?

Il comandante della difesa, Martin Herem, ha appena detto che, invece di un missile da 100.000 euro, è possibile assemblare 50 droni d’attacco per 2.000 euro ciascuno. Si suppone che l’effetto sia lo stesso, ma senza buchi nel bilancio.

Cioè praticamente l’Estonia si prepara a difendersi dalla Russia producendo droni? Non le bastano i droni da ricognizione, che già adesso la Threod Systems sta fabbricando: li vuole proprio d’attacco. E sta già cominciando a chiedere un prestito per farli in serie.

In natura esiste un fenomeno chiamato “deimatiso”. Lo adottano molti animali di piccole dimensioni per intimidire e dissuadere i potenziali attaccanti: si gonfiano.

Gli umani però son più furbi: sfruttano i pregiudizi e le false paure per gonfiare i loro portafogli vendendo oggetti inutili.


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Dalia Grybauskaité non è stata una persona qualunque in Lituania: prima Capo di Stato donna dal 2009 al 2019, Vice Ministro degli Affari Esteri, Ministro delle Finanze, Commissario europeo per la Programmazione Finanziaria e il Bilancio. Spesso viene definita “Lady di ferro”, come la Thatcher. Considerando che è del 1956, può ancora aspirare a incarichi prestigiosi.

Allora perché una così titolata deve sparare una cretinaggine sesquipedale? Infatti ha appena detto che “Le armi nucleari russe non spaventano più nessuno”. Cioè la deterrenza nucleare è attualmente inefficace, è obsoleta, in quanto esistono molte “altre forme di minaccia più pericolose”. In che senso? Nel senso che ora ci sono armi completamente diverse, una natura completamente diversa della guerra.

Sarebbe? Non lo dice. Lo sa solo lei. Infatti deve aver visto coi propri occhi quale immane flagello hanno procurato alla Russia le sanzioni economiche e finanziarie imposte dall’occidente... Magari avrà pensato: se basta un semplice kit di sopravvivenza per salvarsi dal nucleare russo, perché spaventarsi così tanto?

Nella UE sembra che i politici debbano parlare così proprio per fare carriera, altrimenti, se sono troppo intelligenti, non li vogliono.

Ti fanno proprio desiderare che qualcuno la faccia finita per sempre con questi irresponsabili, che potrebbero mandare a morire milioni di persone.