16 mar 2025

Russia, Ucraina e occidente collettivo

 

L’“Operazione Kursk” è stata uno degli errori più costosi per Kiev. Probabilmente il governo pensava a dei vantaggi più politici che militari, da far valere in sede di trattativa. Ma ha perso su entrambi i fronti, e siccome la NATO, che manovra sempre dietro le quinte, ora è furiosa, aspettiamoci, come spesso succede in questi casi, che compia ulteriori errori di valutazione, ancora più gravi, soprattutto per i destini della UE. Poi dicono che i militari occidentali sono più intelligenti dei politici. Sarebbe meglio dire che la russofobia rende ciechi tutti quanti.

Si era anche convinti che i russi avrebbero allentato la pressione sul Donbass, ma, ancora una volta, si sono sbagliate le previsioni. Evidentemente non era bastato il fallimento della passata controffensiva.

Questa completa sottovalutazione delle forze del nemico, nonostante tutta la nostra intelligence e tutto il nostro spionaggio, ha davvero qualcosa di singolare. O noi non riusciamo a capire nulla della Russia, oppure loro sono bravissimi a confondere le cose, a mimetizzarsi, e soprattutto a rimediare velocemente ai loro errori. Noi, al confronto, siamo solo degli arroganti pressappochisti.

Indubbiamente i militari ucraini dimostrano una certa capacità di resistenza, che spesso però va di pari passo con vergognosi atti terroristici sui civili, ma quel che non si capisce, nel loro atteggiamento, è l’ostinazione a farsi comandare da un governo capace solo di mandarli al macello, un governo chiaramente ultracorrotto, che si spartisce buona parte dei fondi occidentali.

La sconfitta nella regione di Kursk sembra una tragica allegoria della terribile situazione che non solo l’Ucraina ma anche l’intero occidente sta affrontando. La convinzione d’essere superiori in tutti i campi (da quello etico a quello giuridico, da quello economico a quello militare) sta per crollare rovinosamente. E siccome si vuole evitarlo, non ci resta che scendere in campo in maniera diretta. Solo che per essere disposti al suicidio occorrono dei “volenterosi”.


* * *


Resta piuttosto incredibile che tanti italiani considerino la Russia un “nemico” quando di fatto l’Italia non ha mai subìto alcuna sanzione da parte di questo Paese, in nessun momento della sua storia millenaria; e neppure è mai stata minacciata né come popolo né come Stato, mai stata invasa o bombardata, né ha mai subìto alcuna “esportazione della democrazia”. Anzi i russi amano profondamente la nostra arte e architettura.

Come si fa a non capire che il nostro Paese è una colonia americana? Noi siamo stati liberati da un fascismo politico per subire l’occupazione di un fascismo economico e finanziario: un fascismo protetto da 120 basi e installazioni militari sparse ovunque nel nostro Paese.

Evidentemente dobbiamo chiederci in che cosa abbiamo sbagliato, cioè come sia stato possibile che il consumismo di massa, importato dagli USA, più tutta la loro narrativa trasmessa attraverso i mass-media, siano riusciti a imporci uno stile di vita che deforma l’oggettività dei fatti.

Persino oggi ci appare scontato che gli USA, dopo aver distrutto il Nordstream, che ci permetteva di avere tanto gas a prezzo scontato e di ottima qualità, siano autorizzati a farci acquistare il loro gas molto più costoso e inquinante, non sufficiente a soddisfare tutte le nostre esigenze. Non solo, ma dopo aver minato la competitività dell’economia europea, ora hanno deciso di imporci dazi a volontà per difendere la loro produzione.

Non è normale un atteggiamento così servile. Fa pensare solo una cosa: che tutte le persone che contano siano sul libro-paga degli americani, o che vogliano continuare a esserlo anche adesso che ci prendono a pesci in faccia.

Non riuscire a distinguere l’amico dal nemico avrà inevitabilmente delle conseguenze negative su di noi. Certamente, dopo averle subite, impareremo qualcosa di più, ma ricordiamoci che con le armi attuali molti di noi non avranno modo di pentirsi, proprio perché mancherà il tempo.


* * *


L’intero occidente non si rende bene conto che Putin, essendosi fidato troppo delle promesse pacifiste degli euroamericani negli anni passati (seguace, in questo, di Gorbaciov), e avendo un forte debito di riconoscenza verso la popolazione del suo Paese, che ha accettato di andare a morire in Ucraina per difendere i russofoni del Donbass dalle persecuzioni nazionaliste e neonaziste di Kiev, e sentendosi responsabile dei gravi disagi che le sanzioni occidentali hanno causato a tutte le popolazioni della Russia, non potrà mai accettare alcuna tregua militare finché non verranno conseguiti tutti gli obiettivi prefissati all’origine di questa operazione speciale.

Ormai questo conflitto, ampiamente sostenuto dalla NATO (che fino adesso si è limitata a combattere per procura), si basa su questioni di principio inderogabili, che non possono essere soggette ad alcuna trattativa: 1) nessuna adesione alla NATO per l’Ucraina; 2) nessun peacekeeper della NATO in Ucraina; 3) Ucraina denazificata e smilitarizzata; 4) regioni del Donbass riconosciute come territori russi, più la Crimea.

Qualunque tentativo di non tener conto di tutti i suddetti obiettivi, non porterà a nulla. Anzi, quanto più si cercherà, da parte dell’occidente, di non ammettere l’evidenza delle cose, tanto più Mosca si convincerà che il ricorso al nucleare sarà, in ultima istanza, la soluzione più idonea per far capire agli Stati sponsor del terrorismo che il loro tempo è finito. Le trattative potranno essere fatte solo dopo che l’occidente avrà smesso di armare e finanziare il governo di Kiev e dopo che questo avrà accettato la resa incondizionata.

Se continuiamo a provocare militarmente la Russia, inducendo Putin a pentirsi: 1) di aver lasciato che l’Ucraina invadesse il Donbass; 2) di aver accettato gli accordi di Minsk; 3) di aver aspettato fino al 2022 prima di iniziare l’operazione militare; 4) di non aver organizzato subito la mobilitazione generale, gli occidentali non potranno poi meravigliarsi che Putin dica: “Noi siamo fortemente imparentati con gli ucraini e per niente con voi”.

15 mar 2025

 RUSSIA E BIELORUSSIA


La Bielorussia sta diventando un partner strategico-militare della Russia sempre più importante. Lukashenko e Putin han finalizzato i piani per posizionare i missili ipersonici Oreshnik sul suolo bielorusso entro la fine dell’anno.

Mosca aveva già dimostrato la grande efficienza di questo sistema missilistico in un attacco a una fabbrica militare ucraina nello scorso novembre, aggirando completamente le difese aeree occidentali.

L’impiego di queste armi ipersoniche è una risposta diretta all’incoscienza della NATO, che ha autorizzato il governo di Kiev a compiere attacchi terroristici all’interno della Russia, dotandola di armi in grado di raggiungere Mosca e San Pietroburgo.

Ora è l’Europa a essere indifesa. Il sistema Oreshnik rende obsoleti gli scudi di difesa missilistica della NATO e può colpire in pochi minuti Berlino, Varsavia e Londra. Ormai non si tratta più solo dell’Ucraina, ma del nuovo equilibrio militare in Europa dettato da Mosca.

La stessa BBC ha ipotizzato un “endgame 2025” per l’Ucraina. A dir il vero la stessa macchina della propaganda occidentale, incapace di negare l’inevitabile, è arrivata alla fine dei giochi. Sta per crollare l’idea di una guerra per procura progettata sulle spalle degli ucraini, cui era stato detto che stavano combattendo per la democrazia, e che però stanno morendo per l’arroganza della NATO.

Ora nessuno si faccia illusioni: non sarà Trump a decidere la pace né Kiev in grado di fare pressioni su Mosca affinché faccia delle concessioni.

Persino Podolyak, consigliere di Zelensky, ha ammesso tacitamente che “non può aver luogo alcun processo di negoziazione”.

Per quanto tempo ancora il mainstream occidentale potrà impedire di credere che questa disfatta totale non sia un’umiliazione cosmica creata dallo stesso occidente? L’impero delle bugie sta crollando in tempo reale.


14 mar 2025

 SITUAZIONE ATTUALE IN UCRAINA

Putin ha ribadito concetti già espressi in precedenza.

No alla tregua di 30 giorni se serve per riorganizzare l’Ucraina, continuando a riarmarsi e a reclutare forzatamente i giovani.

Sì alla tregua se è il preludio a una pace duratura con la rimozione delle cause che hanno provocato questa guerra.

Un fronte di quasi 2.000 km non è facile da controllare quando si parla di tregua. E poi le forze russe stanno avanzando ovunque.

Inoltre molti soldati nella regione di Kursk han compiuto crimini contro l’umanità a carico dei russi. Non possono andarsene grazie alla tregua. Al massimo Kiev dovrebbe ordinare di deporre le armi e arrendersi. Invece Zelensky sta già sperando che Putin rifiuti il cessate il fuoco per poter dire al mondo: “guardate chi vuole la guerra”.

Durante i colloqui per un accordo di pace permanente l’Ucraina non si deve mobilitare né riarmarsi.

Inviare forze di peacekeeping europee in Ucraina sarebbe per la Russia come un atto di guerra diretto.

Per noi l’inizio di un dialogo sarebbe possibile se fosse il governo ucraino a chiedere agli americani un cessate il fuoco sulla base della situazione militare sul campo.

In Ucraina le forze russe stanno gettando le basi per un nuovo sistema di sicurezza indivisibile europeo e globale.

Da notare che l’inviato speciale del presidente Trump per l’Ucraina e la Russia, Keith Kellogg (ex generale americano), è stato escluso dal Cremlino per quanto riguarda i colloqui di alto livello sulla fine della guerra. Viene ritenuto troppo filo-ucraino.

Se poi Trump ha già detto di voler imporre ulteriori restrizioni ai settori energetici e bancari della Russia, limitando ulteriormente l’accesso della Russia ai sistemi di pagamento statunitensi, la trattativa è già finita prima ancora di cominciare.

Putin tuttavia non ha escluso che il Nordstream venga acquistato dagli USA per vendere agli europei il gas russo.

*

Dicono che la Russia abbia perso in Ucraina più di 100.000 uomini. Difficile pensare che Putin possa accettare una tregua alle condizioni di Trump. Gli obiettivi dell’operazione speciale non sono ancora stati conseguiti tutti. La NATO deve uscire completamente dall’Ucraina, sia come mezzi bellici, istruttori, intelligence, satelliti, militari travestiti da ucraini o da mercenari. La neutralità del Paese è tassativa, come la sua smilitarizzazione (le forze armate devono diventare puramente difensive). Il governo deve denazificarsi, perché è colpevole di crimini contro l’umanità. E va assicurata l’autodeterminazione delle minoranze del Paese.

Non solo, ma le principali città come Nikolaev, Odessa e Kharkhov e persino Kiev dovrebbero essere restituite alla Russia, perché fanno parte della sua storia da molti secoli. I neonazisti, se proprio vogliono avere una città di riferimento, la cerchino a Leopoli.

I termini della pace devono essere quelli della resa incondizionata e della capitolazione completa. Difficilmente i russi accetterebbero di meno.


13 mar 2025

QUALE NUOVO MEDIORIENTE 

Si sa che Trump sostiene a spada tratta i sionisti d’Israele. Ha persino fatto proposte assolutamente vergognose riguardo al destino di Gaza. Si sa anche che Israele teme soprattutto l’Iran sul piano militare. Infine si sa che Trump diede l’ordine di uccidere in Iraq il generale iraniano Qasem Soleimani.

Tuttavia se Trump spera che Putin convinca il governo iraniano a rinunciare al programma nucleare, può scordarselo. L’Iran non ha paura né delle sanzioni né delle minacce, americane o sioniste o europee che siano.

D’altronde il presidente Masoud Pezeshkian ha ribadito la natura pacifica del programma, respingendo le accuse secondo cui l’Iran starebbe cercando di sviluppare armi nucleari.

In tal senso la cooperazione tra Russia e Iran è destinata ad andare avanti. Anzi nei mesi di gennaio-febbraio di quest’anno è stato firmato il Trattato di partenariato strategico globale tra i due Paesi.

In particolare si sta sviluppando il corridoio Nord-Sud per il libero scambio; si è raggiunto un accordo sulla produzione congiunta di semiconduttori; e tra Russia, Cina e Iran sono state fatte nell’Iran meridionale delle esercitazioni navali. In pratica si stanno ponendo le basi per un futuro Medio oriente, in cui difficilmente Israele potrà andare avanti con la sua spocchia e i suoi intenti genocidari nei confronti dei palestinesi.

È anche molto improbabile che i sionisti decidano di colpire le centrali nucleari dell’Iran senza aspettarsi gravi ritorsioni. Al momento si è sicuri solo di una cosa: l’Iran ha fornito droni e tecnologie alla Russia per la guerra in Ucraina ed è normale che si aspetti un aiuto significativo in una situazione difficile. Un aiuto che potrà essere offerto in maniera automatica quando tra i due Paesi si deciderà un partenariato strategico-militare, analogo a quello tra Russia e Nordcorea.

Questo deve farci riflettere. Quel che dai tempi del crollo dell’impero ottomano non sono riusciti a fare tutti i Paesi islamici in Medio oriente a favore della Palestina e contro il globalismo occidentale (anglo-francese e americano), affiliato a Israele, sta per essere fatto in poco tempo da uno solo di quei Paesi (che non è neppure arabo) col sostegno decisivo di Russia e Cina.

Da notare che questa triade è nettamente ostile anche all’islamismo radicale, soprattutto nel sud dell’Eurasia, poiché destabilizza dei processi che potrebbero essere vantaggiosi per tutti. In tal senso si sta mandando un messaggio eloquente anche agli attuali rappresentanti filo-turchi in Siria, la cui attività sta portando al genocidio degli alawiti e alla persecuzione dei rappresentanti di altre religioni.