NEWS del 1° Maggio
È
piuttosto impressionante vedere come nella UE gli statisti che si
rifanno al socialismo o alla socialdemocrazia siano, salvo eccezioni,
perfettamente in linea con gli statisti neoliberisti in merito
all'idea di opporsi con tutte le forze alla Russia. Neanche che
questa fosse comunista...
Paradossalmente
sono più feroci contro la Russia, che pur ci ha riforniti di tante
materie prime a basso costo (di cui quelle energetiche sono state
fondamentali per garantire alla UE grande competitività nel mondo),
che non contro la Cina, che pur si dichiara ufficialmente socialista
e che con le sue merci sottocosto manda in fallimento le nostre
imprese e i nostri negozi, salvo quelli naturalmente che in qualche
maniera fanno affari con gli stessi cinesi.
Perché
questa russofobia? Perché questa assoluta miopia? questa
inspiegabile ingratitudine?
Una
volta si capiva di più che il socialismo o la socialdemocrazia
occidentale odiasse visceralmente il comunismo sovietico, il
leninismo, lo stalinismo, il socialismo statalizzato. Ma oggi tutto
ciò non esiste più.
La
stessa classe operaia europea produce armi con cui si distruggono
popolazioni straniere. E anche quando non siamo in guerra, questo
proletariato industriale, una volta considerato il fiore
all'occhiello del socialismo scientifico, non fa che produrre
inquinamento per l'ambiente, esattamente come la classe agraria
quando produce per il mercato.
Questo
per dire che la socialdemocrazia borghese ha stravinto in Europa. Che
bisogno ha di pretendere la sconfitta della Russia? Prima del 2022 si
andava d'amore e d'accordo. Che cosa ci è successo? Non è possibile
che nei nostri statisti si sia maturata un'acredine così ideologica
senza alcuna vera motivazione. Si ha insomma la netta impressione che
la Russia, ma anche la Cina, siano solo pretesti da utilizzare per
nascondere agli occhi dell'opinione pubblica il fallimento generale
di un sistema, quello del capitalismo privato, un fallimento
progressivo, incalzante, che ha subìto un primo duro colpo ai
fianchi con la crisi dei subprime americani del 2008, un secondo
colpo con la pandemia, un terzo colpo con l'illusione di vincere
celermente la guerra contro la Russia, e un quarto colpo con
l'incredibile sviluppo economico della Cina.
Gli
statisti europei non riescono più a controllare la situazione e
probabilmente stanno per compiere qualcosa che li metterà
definitivamente al tappeto. Dipenderà molto da come sapranno reagire
gli stessi europei, la cui pazienza non potrà durare all'infinito.
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Nell’articolo
“Commercio britannico”, pubblicato sul “New York Daily Tribune”
il 3 febbraio 1858, Marx previde che il maggior Paese imperialistico
della sua epoca, l’Inghilterra, sarebbe stato costretto, a causa
dell’esportazione di merci e capitali, cui doveva corrispondere un
aumento delle importazioni, a finanziare i suoi concorrenti, cioè
l’America, e così a scavarsi la fossa.
Infatti
esportare senza importare può essere fatto se si domina in toto una
colonia. Ma se in quella colonia emigrano gli stessi abitanti della
madrepatria imperialista, questi stessi diventano imprenditori e
commercianti e quindi vogliono esportare, e vogliono farlo alla pari,
senza dover subire dazi sanzioni embarghi… Ecco perché gli
americani fecero una rivoluzione anticoloniale contro gli inglesi. Al
tempo in cui scriveva Marx l’Inghilterra stava già subendo un
certo disavanzo commerciale, proprio perché gli americani stavano
diventando più competitivi. E non solo loro, ma anche i cinesi, gli
indiani, i russi, ecc. I prezzi erano più bassi e la qualità era
equivalente.
A
volte non c’è neppure bisogno di occupare un Paese per farlo
diventare una colonia per il capitalismo. I suoi stessi abitanti,
imitando i ritrovati tecnologici dei Paesi più avanzati, entrano da
soli, spontaneamente, nel mercato capitalistico (vedasi, per es., il
Giappone, che passò dal feudalesimo al capitalismo avanzato in
pochissimo tempo).
Oggi
gli USA stanno vivendo lo stesso rapporto col mondo, soprattutto con
la Cina. Sono stati loro a volere un mercato globale, un free market.
Vengono finanziati dal resto del mondo esattamente come lo erano gli
inglesi, perché il mondo non comprava solo le loro merci, ma doveva
pagare anche i propri debiti.
Tuttavia,
come con gli inglesi il mondo si è stufato d’essere sfruttato,
così oggi vuole farlo nei confronti degli americani. Tanto più che
gli USA non han più niente da vendere, o comunque niente che sia più
competitivo di quello che viene da altri Paesi del mondo.
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Il
SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) ha
rilasciato i numeri delle spese militari nel mondo per il 2024,
decimo anno consecutivo di aumento della spesa militare globale.
Con
2,7 trilioni di dollari la spesa militare globale ha raggiunto la sua
nuova cifra record, con un aumento del 9,4% rispetto all’anno
precedente.
Gli
Stati Uniti sono il primo Paese con 997 miliardi di dollari di spesa,
il 37% delle spese militari totali mondiali.
Stati
Uniti, Cina, Russia, Germania e India rappresentano il 60% della
spesa globale totale. La Germania, nella UE, è quella che spende di
più: 88,5 miliardi di dollari (il 28% in più). Anche Polonia e
Svezia hanno registrato aumenti significativi, con una spesa
rispettivamente del 31% e del 34%. In generale la UE è arrivata a
693 miliardi di dollari (il 17% in più).
Naturalmente
l’Ucraina ha registrato il più alto onere militare al mondo nel
2024, con una spesa militare pari al 34% del suo PIL. Tutte le
entrate fiscali del Paese sono state assorbite dalle esigenze di
difesa, mentre la spesa sociale ed economica si è basata interamente
sugli aiuti esteri.
Israele,
a causa delle sue continue guerre, cui sembra non possa fare a meno,
ha guidato la corsa all’armamento, aumentando la sua spesa militare
del 65% (46,5 miliardi di dollari). L’onere militare del Paese è
salito all’8,8% del PIL, il secondo più alto al mondo, che poi, in
gran parte, viene pagato dagli USA. A confronto l’Iran è un
poveraccio: spende solo 7,9 miliardi di dollari, nonostante il
sostegno che deve dare a Hezbollah e Houthi.
La
Cina ha proseguito la sua modernizzazione militare su larga scala,
spendendo circa 314 miliardi di dollari nel 2024, con sviluppi in
velivoli stealth, droni e un arsenale nucleare in rapida espansione.
Anche
il Giappone ha aumentato il suo bilancio militare del 21%, portandolo
a 55,3 miliardi di dollari: questo perché teme d’essere invaso
dalla Cina, senza voler ammettere che lo è già dagli USA sin dai
tempi delle atomiche.
Insomma
oltre 100 Paesi si armano in maniera incredibile, come se non dovesse
esserci un domani, come se i programmi socioeconomici non contassero
assolutamente nulla. E di questi Paesi quelli che fanno più paura
appartengono all’occidente collettivo, che non ha nessuna
intenzione di cedere lo scettro ai concorrenti.
Tuttavia
la cosa che più stupisce è un’altra. La NATO in totale ha speso
1.506 miliardi di dollari (il 55% della spesa militare globale) e ha
perso la guerra con la Russia che ne ha spesi solo 149! Negli ultimi
10 anni i Paesi europei appartenenti alla NATO hanno speso 1.800
miliardi di euro in più rispetto alla Russia!
Qui
le conclusioni che si possono trarre sono due: o non sanno spendere i
soldi, oppure Russia e Cina li sanno spendere benissimo. E poi la
scriteriata della von der Leyen, nota per buttar via i soldi altrui,
ci viene a raccontare che bisogna aumentare le spese militari di
altri 800 miliardi di euro a livello europeo?
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Mi
è piaciuta la “Lettera aperta al Presidente Mattarella” spedita
dal prof. Augusto Sinagra il 20 febbraio 2025.
Sul
piano del metodo il punto focale, secondo me, è il seguente:
“secondo la Costituzione, non appartiene alle competenze del Capo
dello Stato la gestione o l’orientamento della politica estera
della Nazione, che è prerogativa del governo e del parlamento.”
In
effetti un Presidente dovrebbe essere più equidistante e far
rispettare a tutti i governi in carica la Costituzione. L’art. 11
parla chiaro. Inviare armi a un Paese belligerante potrebbe essere
fatto, al massimo, dopo una risoluzione dell’ONU, che non c’è
mai stata per il conflitto russo-ucraino.
Personalmente
poi ritengo che neanche in presenza di una risoluzione del genere,
l’Italia dovrebbe farlo. Al massimo potrebbe inviare aiuti
economici o finanziari o qualunque altra forma di assistenza, ma non
armi, né consiglieri militari. Dovrebbe puntare esclusivamente sulla
diplomazia, in maniera martellante, al massimo minacciando qualche
sanzione, che non colpisca però la popolazione civile. Sanzioni
fattibili sono quelle del ritiro degli ambasciatori o quella
dell’espulsione dall’ONU o quella di una condanna da parte di una
Corte Internazionale, e cose del genere.
Sarebbe
invece da discutere, sul piano del merito, il problema sollevato
dallo stesso Sinagra là dove afferma che “il diritto
internazionale conosce l’Istituto della ‘legittima difesa
preventiva’. Cioè proprio la Carta dell’ONU consente il
legittimo intervento armato di uno Stato contro altro Stato se ciò
appare veramente finalizzato a porre fine a una violazione
sistematica e massiccia dei diritti umani fondamentali.”
Qui
è impossibile dargli torto, poiché la guerra in corso avrebbe
potuto essere evitata rispettando i due Accordi di Minsk, che in
sostanza non erano altro che una riedizione degli accordi che lo
stesso Stato italiano aveva stipulato col Sud-Tirolo, ribattezzato
Alto-Adige dal fascismo.
Semmai
lo si può contestare laddove afferma che la Russia non ha mai
attaccato nessuno: l’ha fatto in Ungheria nel 1956 e in
Cecoslovacchia nel 1968. È vero ch’erano già due Paesi del
COMECON, ma se ci fosse stato Lenin, non ci sarebbe stato alcun
intervento armato, poiché lui prevedeva che una nazionalità
dell’URSS fosse libera di andarsene.
Fonte:
https://www.ilgiornaleditalia.it/news/politica/684363/lettera-aperta-al-presidente-mattarella-la-invito-calorosamente-a-presentare-le-sue-scuse-al-popolo-russo.html