Ribelle sotto tutela (Biografia di Andersen). Gratuito in PDF https://www.homolaicus.com/libri/andersen-bio.pdf (350 pp)
29 set 2026
Imparare dai propri errori
Forse il problema maggiore dell’umanità è che non impara dai propri errori. Si lecca le ferite per un po’, ma poi torna di nuovo a mordere. Chiunque potrebbe dire che siamo nati male, con un virus distruttivo all’interno della nostra mente.
Invece non è così. Non siamo sempre stati così, anche se ci giustifichiamo dicendo che l’uomo primitivo era simile agli animali.
Noi vediamo nella nostra storia solo un progresso. Il criterio interpretativo con cui presumiamo di dimostrarlo è completamente inventato. Ci riferiamo infatti alla tecnologia (occidentale), al diritto internazionale (basato sulle “nostre regole”), alla democrazia rappresentativa (che è formale in quanto delegata), alla separazione dei poteri (fittizia in quanto tutti dipendono da quello economico), agli Stati nazionali (borghesi), alle dinamiche (capitalistiche) di mercato e a tante altre cose che non hanno riscontri effettivi in una realtà davvero democratica. In gergo popolare si usa una nota espressione: “ce la suoniamo e ce la cantiamo”, per dire che non abbiamo alcun ritegno a mentire.
L’Italia poi si vanta d’essere la migliore sul piano diplomatico (e persino etico), avendo avuto piena e profonda esperienza di schiavismo, servaggio e capitalismo. Come si può essere sprovveduti dopo oltre 2500 anni di vita vissuta in varie forme di antagonismo sociale? Quando qualcuno dice che siamo solo una colonia statunitense, qualcun altro gli fa capire che un Paese come il nostro, con tutta la storia che ha, non può essere una colonia di nessuno. E qui si fa sempre l’esempio di un’istituzione intoccabile, immarcescibile: il papato. Si fa fatica ad accettare l’idea che tutto è relativo e che la storia non può avere preferenze di sorta.
29 nov 2025
QUANDO FINIRA'?
La guerra in Ucraina non finirà grazie alla diplomazia, perché gli USA
vogliono vendere armi ed espandere la NATO e perché gli statisti della UE sono
servi degli USA e odiano ideologicamente la Russia (prima perché era ortodossa,
poi perché era comunista, ora perché ha un capitalismo statale poi efficiente
di quello privato).
Non è giusto che finisca perché la Russia è in grado di vincerla sul
piano militare. Dovrà finire quando il popolo ucraino rovescerà il governo
neonazista che lo domina dal 2014. Questa è l'unica garanzia di un prosieguo
democratico dopo la fine della guerra.
8 set 2025
11 giu 2025
Ipotesi di prossimo negoziato russo-ucraino
(DR=delegazione russa; DU=delegazione ucraina)
DR= Se andiamo avanti così, non ci saranno ulteriori negoziati, ma pretenderemo la vostra resa incondizionata. È questo che volete?
DU= No, però ci hanno fatto delle promesse, e chi le ha fatte ha il coltello dalla parte del manico.
DR= Se le promesse ve le ha fatte il governo di Trump, sappiate che in quel Paese sta per scoppiare la guerra civile, per cui nessuno sarà in grado di mantenerle. Trump sta portando la tensione ai massimi livelli, perché non sa come risolvere il disastro economico del suo Paese. Sta facendo una guerra commerciale al mondo intero. Se poi decide di fare una guerra vera e propria all’Iran o alla Cina, scordatevi che il vostro Paese resti in cima alle sue preoccupazioni. Con noi ha già capito che in questo momento la perderebbe.
DU= Noi abbiamo stabilito dei contratti commerciali con gli Stati Uniti. E in virtù di questi contratti ci aspettiamo un’assistenza militare, che infatti ci è stata garantita.
DR= Non sentitevi obbligati da quei contratti, perché, se volete continuare la guerra, noi occuperemo, prima o poi, tutto il vostro Paese, che non esisterà più come Stato autonomo, ma sarà solo una nostra regione.
DU= A queste condizioni tanto vale proseguire la guerra. Se non ci aiutano gli americani, lo faranno gli europei.
DR= Gli europei al momento non sono in grado di fare niente. Quello che avevano, ve l’hanno già dato: se continuano a farlo, rischiano di disarmarsi. Al limite ci basterà bombardare qualche base NATO, e loro se ne staranno buoni e tranquilli. L’unica possibilità che avete di esistere come Stato autonomo, possiamo darvela solo noi.
DU= Che autonomia è questa? Saremo facilmente ricattabili!
DR= Considerando che siete uno Stato già fallito sul piano economico, sareste ricattabili anche con l’appoggio europeo. Noi ci impegniamo seriamente a rimettervi in sesto, senza approfittarne in alcuna maniera. Ma abbiamo bisogno che vi arrendiate senza discutere. Non facciamo mai promesse che non possiamo mantenere.
DU= Che senso ha negoziare senza discutere? Che garanzie abbiamo che manterrete la vostra parola?
DR= La garanzia ve la offre il fatto che non abbiamo raso al suolo Kiev e le altre città e non abbiamo occupato Odessa. Pensate che non potremmo farlo?
DU= Se lo faceste, avreste contro il mondo intero, non solo l’occidente.
DR= Pensate che valga la pena fare una scommessa su uno scenario del genere? Il massimo della concessione che al momento possiamo fare è soltanto questa: rimuovete Zelensky dalla presidenza e organizzate libere elezioni, presidenziali e parlamentari, permettendo a tutti i partiti di partecipare in maniera equa, e noi vi promettiamo che fino ai risultati elettorali non bombarderemo le vostre infrastrutture.
DU= Ma perché il primo passo lo dobbiamo fare noi e non voi?
DR= Perché la guerra l’avete persa e, se non volete perdere l’intero Paese, è meglio che il primo passo lo facciate voi, come segno di buona volontà. Noi possiamo proseguire la guerra certamente per un tempo superiore al vostro. Su questo non vi possono essere dubbi. E se vogliamo concluderla velocemente, radendo al suolo tutte le vostre città, come fa la NATO quando è in guerra, abbiamo tutti i mezzi per farlo.
DU= Queste però sono minacce belle e buone.
DR= No, le minacce, quelle vere, alla NATO, non le abbiamo ancora fatte. Ogni cosa a suo tempo.
5 giu 2025
RIPETERE GLI STESSI ERRORI
Dalla guerra dei 100 anni a quella dei 100 secondi. Non credo durerebbe di più una guerra nucleare. Coi mezzi che abbiamo, un qualunque conflitto diventa un’assurdità.
Quando oltre tre anni fa scoppiò quello russo-ucraino, Mentana, per far vedere ch’era un giornalista “aperto” anche alle ragioni del “nemico”, faceva vedere, ogni tanto, degli spezzoni, debitamente tradotti, di talk-show russi, in cui il conduttore, con molta enfasi, diceva che gli inglesi dovevano stare più calmi, poiché i sottomarini russi erano in grado di far scoppiare col nucleare dei maremoti con onde così alte da sommergere l’isola interamente. Come se fosse la mitica Atlantide.
Naturalmente Mentana, e il suo consigliere filo-americano, Dario Fabbri, avevano buon gioco nel prenderlo in giro.
Poi però abbiamo visto com’è finita. Non sono i russi che rubano i chip alle lavatrici degli ucraini per condurre una guerra elettronica, ma sono i soldati ucraini che stanno perdendo ¼ della loro nazione.
Tuttavia, anche supponendo che quella minaccia fosse solo una spacconata da bar, chi, a distanza di oltre 3 anni, avrebbe ancora il coraggio di riderci sopra? In presenza di un gigantesco arsenale atomico chi ha voglia di verificare che un’intimidazione è una semplice battuta spiritosa?
Sinceramente parlando mi aspetterei il contrario, e cioè che i russi contro l’anglosfera non si limitino a usare droni di tutti i tipi, missili ipersonici, bombardieri strategici, caccia di ultima generazione, ma anche satelliti militari. Questo perché sono convinto che i russi, visto che vengono colpiti soprattutto grazie all’intelligence satellitare, stiano escogitando qualcosa per superarci anche in questo campo. Imparano in fretta dai loro errori. Invece per noi occidentali vale il detto di Oscar Wilde: “Esperienza, il nome che gli uomini riservano alla loro capacità di ripetere gli stessi errori”.
4 giu 2025
2 giu 2025
NEWS DI GUERRA
Secondo un articolo della "Reuters", le condizioni proposte dall'Ucraina per la pace all'incontro di Istanbul sono le seguenti:
- Un cessate il fuoco completo per 30 giorni
- Scambio di tutti i prigionieri — "tutti per tutti"
- Un incontro tra Zelensky e Putin
- Nessuna restrizione per le Forze Armate ucraine
- Nessun riconoscimento internazionale dei nuovi territori annessi alla Russia
- Riparazioni da pagare da parte della Russia
Nell'articolo si fa riferimento all'attuale linea del fronte come punto di partenza per i negoziati.
Tutte condizioni che non servono a niente per i negoziati.
Non è stata l'Ucraina a sabotare i colloqui di pace con gli Stati Uniti, ma gli Stati Uniti a usare i colloqui di pace per indebolire ulteriormente la Russia.
Gli attacchi non sarebbero stati possibili senza l'ampia assistenza e l'approvazione degli Stati Uniti, cioè se non ci fosse stato il loro coinvolgimento diretto nella pianificazione.
Gli stessi media statunitensi hanno già ammesso che gli Stati Uniti gestiscono l'intelligence ucraina, con basi della CIA sparse in tutta l'Ucraina che addestrano gli ucraini a svolgere operazioni in Russia a partire da più di 10 anni fa, molto prima che la Russia lanciasse la sua operazione del 2022.
Ciò include TUTTI e 4 gli anni del primo mandato di Trump.
Quando nel 1956 il presidente egiziano Nasser annunciò la nazionalizzazione del canale di Suez, che era stato sotto il controllo di azionisti britannici e francesi, Israele invase la penisola del Sinai e le truppe anglo-francesi iniziarono a sbarcare a Port Said nel tentativo di impossessarsi del canale.
Poi Krusciov convocò gli ambasciatori di Francia, Inghilterra e Israele e promise che entro 24 ore l'URSS "era determinata a schiacciare gli aggressori con la forza, anche con attacchi missilistici nucleari su Londra e Parigi". E a Israele era stato detto che le sue azioni mettevano in discussione l’esistenza stessa dello Stato. Francesi e britannici ritirarono immediatamente le loro truppe dal suolo egiziano e Israele tornò alle sue posizioni originali.
1 giu 2025
28 mag 2025
Quale futuro?
Secondo i classici del marxismo lo Stato va considerato come uno strumento provvisorio per vincere la resistenza di chi vuol continuare a vivere sfruttando il lavoro altrui, e che, per poterlo fare, è disposto a chiedere aiuto a forze esterne.
Secondo me però, una volta compiuta la rivoluzione o vinta la guerra civile, bisogna pensare subito a quali basi concrete porre in essere per smantellare lo Stato in maniera progressiva. Anzi, sul piano teorico bisogna pensarci prima, per non trovarsi impreparati dopo.
La nuova società civile dovrà assumersi la responsabilità di eliminare, in quanto pericoloso, il fardello che impedisce una vera liberazione sociale, un’autentica emancipazione delle masse popolari. Qualunque istituzione statale, fosse anche la più innocua o, in apparenza, la più utile, rappresenta una forma di espropriazione della libertà personale.
Le cose non funzionano delegandone la gestione a persone specifiche, ma assumendole in proprio, in tutte le loro sfaccettature. Cioè la responsabilità personale non può essere delegata, se non in maniera molto limitata, soprattutto nelle funzioni e nel tempo. Neanche la rivoluzione può essere delegata a un partito destinato a occupare le leve dello Stato.
Il centralismo va smantellato. “Centralismo democratico” diventa molto presto una contraddizione in termini. La società civile deve essere in grado di autogovernarsi e di autodifendersi. Lo Stato può servire solo nella fase iniziale, che inevitabilmente sarà quella più cruenta. Ma una volta che il nemico, interno o esterno, avrà capito con chi ha a che fare, bisognerà porre le condizioni favorevoli all’autogestione della società, che inevitabilmente dovrà basarsi sulla democrazia diretta.
Il perno attorno a cui deve ruotare l’edificazione del socialismo democratico è la comunità locale, padrona non solo di tutti i principali mezzi produttivi, ma anche della facoltà di gestirli in autonomia, senza dover sottostare a direttive che provengono dall’alto. Le infinite comunità locali devono essere lasciate libere di interagire tra loro, come meglio credono. Non può esistere un ente o un’istituzione che dall’esterno stabilisce i loro rapporti, regolamenta le loro leggi o dirime le loro controversie. Se queste controversie ci sono, gli stessi interessati devono pensare a come risolverle.
27 mag 2025
Una specifica Carta dell'ONU
Ho l’impressione che la coesistenza pacifica nel mondo non possa essere imposta da nessuno: è la conquista di una maturità personale e collettiva. Non nasce perché qualcuno vince e un altro perde, perché chi si arrende, s’incattivisce e cercherà una rivincita.
Se la pace è frutto di una guerra, vanno richieste delle scuse e delle riparazioni. Il che ovviamente non impedisce l’uso della legittima difesa, come ha fatto il Donbass nei confronti della giunta golpista di Kiev.
La pace non va pensata come un dono di natura, che alcuni popoli hanno e altri no, o come una predisposizione che si può avere a livelli più o meno accentuati. Se si comincia a diventare bellicosi, vuol dire che in tutti gli altri valori (giustizia sociale, libertà personale, uguaglianza di genere, tutela ambientale, ecc.) c’è qualcosa che non va. E più si tarda a risolvere i problemi sociali, tanto più si useranno i conflitti per nasconderli, per scaricarne il peso al di fuori dei propri confini.
Bisogna creare un sistema mondiale in cui la pace venga messa al primo posto. Va considerata come premessa fondamentale per risolvere tutti gli altri problemi, che ovviamente richiedono competenze specifiche, di ben altra natura.
Questo però vuol dire che tutte le armi di sterminio di massa vanno eliminate (chimiche, nucleari, batteriologiche...); tutte quelle in grado di colpire da lontano, compiendo percorsi molto lunghi; tutte quelle automatizzate, che non necessitano neppure di una presenza fisica; tutte quelle che, per non essere colpiti, richiedono imponenti strutture di difesa; tutte le armi che, una volta partite, non possono più essere fermate; tutte quelle che continuano a funzionare anche dopo la fine di una guerra; tutte le armi che per essere dispiegate, richiedono la decisione inappellabile di qualcuno.
Chi non vuole eliminare armi di questo genere, va emarginato, boicottato, escluso da tutti gli organismi internazionali. Ci vuole una specifica Carta dell’ONU su questa tipologia di armi.
24 mag 2025
Facile scenario
L’inizio del progressivo crollo del sistema capitalistico occidentale si può far risalire, simbolicamente, all’abbattimento delle Torri Gemelle nel 2001, cui il Deep State americano non fu certo estraneo.
Beninteso non sta crollando il capitalismo in sé, ma solo la sua forma occidentale, quella dell’anglosfera, sommamente individualistica.
Nell’occidente collettivo il ruolo dello Stato è incidentale, tant’è che i tanti statisti (spesso privi di vere competenze) vanno e vengono con molta disinvoltura. D’altra parte la politica deve considerarsi al servizio dell’economia (e oggi soprattutto della finanza), per cui i veri “signori del mondo” sono altrove.
Le ultime crisi del capitalismo occidentale sono tutte finanziarie: quella più significativa è esplosa nel 2008, coi subprime americani, che ha coinvolto tanti Paesi occidentali, le cui banche, ancora oggi, sono piene di titoli tossici, inesigibili.
A questa crisi, durata un decennio, gli USA hanno risposto in due modi: internamente, indebitandosi all’estremo, cioè stampando dollari a volontà, come se nulla fosse; esternamente, provocando la pandemia da Covid, attraverso i loro biolaboratori: in tal modo veniva colpito il mondo intero.
Il capitalismo è entrato in crisi sul piano industriale, poiché non è più competitivo con l’economia cinese, che pur lo stesso occidente ha contribuito a creare, nella convinzione, rivelatasi illusoria, di poter tenere la Cina economicamente sottomessa per almeno un secolo. Ora invece produce qualunque cosa a prezzi imbattibili, avendo un costo del lavoro di molto inferiore al nostro e molte più materie prime.
In questo momento sono gli USA a trovarsi in gravi difficoltà: il debito pubblico è altissimo; lo Stato sociale quasi non esiste; non vi è abitudine al risparmio, ma, al contrario, a spendere al di sopra delle proprie capacità; il petrodollaro è in fase di smantellamento grazie ai BRICS+; la perdita di fiducia nella loro solidità obbliga a tenere i tassi d’interesse molto alti (il che non fa che aumentare il debito); si stampano continuamente banconote che valgono sempre meno; ci s’illude di potersi reindustrializzare velocemente imponendo dazi anacronistici (e autolesionistici) al resto del mondo; per dimostrare che si è ancora la prima economia del mondo, si ricorre a sanzioni, embarghi, minacce d’ogni genere, destabilizzando i commerci mondiali; e naturalmente si fomentano guerre ovunque sia possibile.
L’URSS implose per l’assenza del benessere capitalistico; l’occidente sta crollando per averne avuto troppo, usando mezzi e metodi violenti, illegali, cui oggi tutti gli altri vogliono opporsi.
Dopo essere finita in bancarotta, per aver adottato il capitalismo privato occidentale, oggi la Russia, col capitalismo statale di Putin, è in netta ripresa.
Piuttosto è l’occidente a essere privo di una qualche alternativa al proprio declino. Il socialismo statale di Russia e Cina era imploso senza causare guerre a potenze straniere. Invece l’occidente collettivo sta facendo proprio il contrario, forse perché, in definitiva, non può fare a meno del colonialismo, né di scaricare all’esterno il peso dei propri fallimenti. Ha bisogno assolutamente di crearsi dei nemici. In Medio oriente sono i palestinesi (fino a ieri erano gli islamici in senso lato); in Ucraina sono i russi; in Asia sono i cinesi; in Africa i Paesi che si ribellano al vecchio e nuovo imperialismo europeo.
Con un occidente così la guerra sembra essere alle porte. Ma sarebbe un errore pensare che la soluzione ai nostri problemi possa venire dall’esterno. L’occidente deve trovare in se stesso la forza per cambiare in maniera significativa, garantendo libertà e sicurezza al resto del mondo.


